Depressione. Ti senti giù? Parliamo delle cause e delle soluzioni

La depressione è caratterizzata da disperazione, mancanza di energie, perdita di piacere, eccessiva ansia, pensieri negativi su di sé, sul passato e sul futuro. Nella depressione ha un ruolo fondamentale la paura della propria potenza, del proprio valore e della speranza. Qui ti spiegherò come superarla.

Salvatore Isaia

Mi chiamo Salvatore Isaia, sono uno psicoterapeuta. Uso metodologie all’avanguardia e dedico molte risorse a migliorare le mie capacità di aiuto. Punto a costruire relazioni sicure e oneste con i miei clienti per aiutarli a raggiungere i loro obiettivi di cambiamento interiore. Per scoprire di più su di me, clicca qui.

I meccanismi della depressione

depressione

Nella depressione oscilliamo tra uno stato di impotenza, passività e perdita di forze e uno stato di attività aggressiva verso noi stessi in cui ci giudichiamo e ci attacchiamo per chi siamo e per ciò che sentiamo, questi stati ci fanno consumare molta energia e ci mettono in una condizione di continua allerta lasciandoci alla lunga esausti.

La depressione è mantenuta da un sistema di meccanismi autodistruttivi, vediamoli insieme.

Giudizio negativo su sé e auto-punitività

Tramite questo meccanismo (spesso automatico e involontario) invitiamo gli altri e noi stessi a giudicarci negativamente. Finiamo col pensare: “sono un fallito, sono un incapace, non ce la farò mai, sono sbagliato, sono inadeguato, sono un debole”. Ci giudichiamo per ciò che pensiamo e per ciò che sentiamo. Ci sgridiamo mentalmente per il fatto che siamo ansiosi, depressi, per essere tristi o provare rabbia, e questo aumenta l’ansia e la depressione. Questo meccanismo finisce quindi per scoraggiarci, renderci scarichi, ansiosi e impotenti.

Pensiero negativo frenetico (ruminazione)

Con questo meccanismo (spesso automatico e involontario) pensiamo a scenari negativi, continuiamo a ripensare al passato giudicandoci negativamente, ci costruiamo scenari mentali catastrofici e fallimentari, ci coinvolgiamo in battaglie mentali coi nostri pensieri. Questo, però, non fa altro che renderci più depressi e ansiosi. Per approfondire leggi l’articolo dedicato.

Paura della propria potenza

Questo meccanismo consiste nell’impossibilità di sentire la propria forza interiore e le proprie emozioni in uno stato di serenità (ovvero senza provare ansia). Quando ci avviciniamo a una situazione che richiede la nostra forza (come affermare le proprie ragioni con qualcuno) o di attivarci per chiedere aiuto l’ansia sale. Nel momento in cui l’ansia arriva possiamo sentire il batticuore, difficoltà a respirare, respiro affannoso, le mandibole che si serrano, una pressione al petto, giramento di testa, fischio all’orecchio, problemi visivi, dolori di stomaco, nausea, diarrea, urgenza di fare pipì e formicolii al corpo. Se reagiamo all’ansia attaccandoci, giudicandoci, facendo pensieri catastrofici o punendoci, l’ansia aumenta ancora di più: questo è ciò che avviene nella depressione.

Come comincia la depressione?

Ci possono succedere eventi come: fallire a un esame, la fine di una relazione, la morte di un nostro caro, essere criticati o essere rifiutati. Questi attivano normali emozioni miste, come tristezza, rabbia, colpa, magari verso qualcuno che amiamo. Queste emozioni ci spaventano e dopo meno di un secondo si attiva la loro repressione con pensieri negativi, senso di impotenza, disperazione e pensieri autocritici e/o catastrofici. Questo ci lascia abbattuti e privi di energie, il che può diventare terreno fertile per ulteriori pensieri autocritici che ci rendono ancora più abbattuti e privi di energie.

Il meccanismo è spesso inconsapevole. Noi notiamo l’umore basso, l’ansia, la disperazione. Non quello che sta prima.

Le cause della depressione. Come si arriva ad avere paura della propria potenza?

Nella depressione perdiamo la nostra forza interiore e ci troviamo disperati, impotenti e negativi verso noi stessi. Ma a cosa serve nascondere la nostra forza a noi stessi e agli altri? Dal punto di vista razionale di un adulto non serve a nulla rendersi impotenti. Di solito però impariamo l’impotenza da molto piccoli, in situazioni esasperanti in cui ci troviamo ad aver voglia di distruggere le persone che da un lato ci deludono ma dall’altro amiamo tremendamente.

Per un bambino volere una cosa e farla sono la stessa cosa, voler momentaneamente distruggere la mamma o il papà è come averlo fatto, da questo nasce l’esigenza di renderci impotenti. In primo luogo, vogliamo proteggere dalla nostra forza chi amiamo, come se i nostri sentimenti fossero un reale pericolo per loro, come se ci fosse il reale pericolo di distruggerli rendendoci orfani. In secondo luogo vogliamo punirci come se avessimo già fatto loro del male. Paradossale, no?

Questo meccanismo viene registrato in memoria spesso in età molto precoce (o quando siamo sottoposti a un elevatissimo stress che ci fa funzionare come se avessimo un età molto precoce) e si può attivare automaticamente anche da adulti. La funzione quindi dei pensieri negativi e della disperazione è punirci per la nostra forza, rendendoci imPOTENTI, ovvero senza potenza. Senza potenza non nuociamo a chi amiamo e questo da un lato ci mette al riparo dalla fantasia di essere abbandonati (e quindi morire), dall’altro, ha un costo altissimo: la depressione. A livello razionale questa cosa non ha senso, ma mettendoci nei panni del bambino è comprensibile, eccome se lo è.

Come si risolve

Per superare la depressione dobbiamo superare la paura della nostra forza e della nostra speranza. Per farlo dobbiamo avvicinarci a questi stati interni e alle sensazioni corporee a essi associati all’interno di una relazione sicura. Una relazione sicura è quella in cui ci sentiamo accettati verificando sulla nostra pelle che questi nostri stati interni non distruggono né noi né chi amiamo. Quando ripetiamo varie volte questa esperienza la paura si supera e possiamo sentirci energici e sicuri. La psicoterapia è una relazione con queste caratteristiche e con questo obiettivo. Ha lo scopo di aiutarci a esplorare i nostri stati interni, superandone la paura, e di lasciare andare i meccanismi autodistruttivi. Per sapere di più su come posso aiutarti clicca qui.

Dopo quanto si vedono i primi miglioramenti?

I primi miglioramenti si vedono nel giro delle prime otto ore di psicoterapia. Se in questo arco di tempo non ci sono miglioramenti percettibili significa che probabilmente il cliente e il terapeuta non sono compatibili per carattere e competenze del professionista e quindi si consiglia un altro professionista.

Di che miglioramenti si parla?

I giovamenti che si possono avere con una psicoterapia efficace sono:

  • poter sentire l’ansia senza reagire in un modo che la peggiora
  • minore ansia
  • costruire e godere di più complicità e vicinanza con gli altri
  • credere meno o per meno tempo al giudizio negativo su di sé
  • valutarsi positivamente come umani
  • poter esprimere disaccordo e poter mettere un limite agli altri sentendosi al sicuro
  • piangere per una perdita sentendosi al sicuro
  • sentirsi energici e attivarsi per i propri obiettivi nel lavoro e nella vita personale
  • potersi godere gli hobby, la natura e il tempo libero
On-line, Padova, Monselice, CastelfrancoPer info e appuntamenti: 3491783376